E-commerce: cresce il commercio elettronico in Italia

vendere online con ecommerce

Il commercio elettronico in Italia è in costante crescita: le cifre relative all’e-commerce nel nostro Paese e provenienti dagli ultimi dati a disposizione, che risalgono al 2016, parlano di una crescita del settore di quasi il 20%, per un giro di affari che non è molto lontano dai 20 miliardi di euro. Per molti piccoli imprenditori, dunque, aprire negozio online non è certo un’opportunità da scartare, ma – anzi – una chance che merita di essere colta al volo, anche in virtù della diffusione sempre più massiccia della navigazione in mobilità. A questo proposito, è sufficiente pensare che nel corso dell’anno appena trascorso gli acquisti da smartphone hanno toccato i 3 miliardi e 300 milioni di euro per capire le dimensioni del fenomeno, con una crescita di questa nicchia – che ovviamente non è più tale – di oltre il 60%.

Se fino a qualche anno fa ci si limitava a fare acquisti su Internet grazie agli annunci gratuiti pubblicati su eBay e su altri siti simili, oggi lo scenario è molto cambiato, e l’e-commerce ha toccato proporzioni davvero interessanti. Il primo settore del comparto è rappresentato dal turismo, che occupa una buona fetta pari al 10%, anche se andando a verificare quali sono gli ambiti che hanno conosciuto una crescita più consistente si trovano l’abbigliamento, con un trend in rialzo del 27%, e l’elettronica di consumo (inclusa l’informatica), che ha fatto registrare un eccellente + 28%. Da notare, poi, alcuni settori emergenti, come home living e arredamento, con un boom del 48%, e food & grocery, con un aumento delle transazioni pari al 30%. Insomma, sembra proprio che gli italiani negli ultimi dodici mesi abbiano imparato a usare la Rete anche per comprare le mele, i cetrioli e i limoni.

A risentirne in positivo è il settore del commercio elettronico business to consumer nel suo complesso. Tra i 9 miliardi di euro spesi per l’acquisto di prodotti e i 10 miliardi di euro spesi per l’acquisto di servizi c’è di che festeggiare, con un miliardo e mezzo di euro che riguarda i settori più innovativi, come quello della cosmesi. Sale al 5%, inoltre, la penetrazione del commercio elettronico sul totale degli acquisti retail: ciò vuol dire che su venti acquisti effettuati in Italia, uno avviene tramite Internet. Certo, c’è da dire che il Belpaese è ancora indietro rispetto alla Germania, alla Francia e al Regno Unito, che sono i mercati stranieri più importanti che possono essere paragonati al nostro: e anche se in quelle nazioni la penetrazione dell’e-commerce è fino a quattro volta più alta rispetto che da noi, si può comunque essere moderatamente soddisfatti.

Ma quali sono le conseguenze pratiche di dati del genere? In primo luogo, si ha a che fare con un esame di maturità da parte dell’offerta, nel senso che ora i produttori e i centri di distribuzione sono chiamati a dimostrare di essere in grado non solo di investire, ma anche e soprattutto di innovare, così da favorire esperienze di acquisto sempre più gratificanti e sempre più semplici. Una dote di cui non si può fare a meno, così come in qualsiasi altro caso di investimenti, è la pazienza: non si può sperare in un profitto immediato, ma si deve avere l’intelligenza di capire che l’e-commerce è il futuro.

Anche gli operatori tradizionali che fino a questo momento si sono rivelati più restii a buttarsi nel settore devono cambiare atteggiamento ed essere convinti che la partita del commercio elettronico merita di essere giocata fino in fondo, magari approfittando della disponibilità di una base clienti già consistente e dei dati che si possiedono in relazione alle loro abitudini di acquisto.