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Algoritmo Google 2012 ultime modifiche

gen 07

Come forse saprete, Google con l’intenzione concreta di essere sempre “più trasparente”, ha da pochi  giorni comunicato un elenco/calendario dei cambiamenti che ci saranno in questo 2012, specificando –  chiaramente – che si tratta sempre si una porzione di un know how che non sarà mai dato in pasto  completamente ai Seo e webmaster. Sicuramente qualcuno di voi avrà già visto alcuni cambiamenti: gli  effetti del nuovo algoritmo di Google sono forse già visibili e tutti sperano che sia meno disastroso di  Google Panda. Chissà, ora che il 2011 è finito, se qualcuno è rimasto contento di questo Panda!

 

Sul blog della società di Mountain View si mettono in evidenza 21 modifiche apportate nel mese di dicembre. La lista è la seguente:

- Ricerca immagini > segnali di  qualità della Landing page. Questo è un miglioramento che analizza i vari segnali per Image Search della landing (collegamento di qualità e alta qualità della fonte).

- Sitelink più rilevante > Questo strumento analizza una data pagina web e restituire una tabella di dati contenente le colonne di link in uscita e il loro testo di ancoraggio associati. Se un collegamento ipertestuale è rappresentato da un’immagine, attributo alt dell’immagine sarà incluso come il testo di ancoraggio.

- Rilevazione Soft 404. I Server Web restituiscono in genere il codice di stato 404 quando qualcuno richiede una pagina che non esiste. Tuttavia, alcuni siti sono configurati per restituire altri codici di stato , anche se il contenuto della pagina potrebbe spiegare che la pagina non è stata trovata.

- Rich Snippets > E’ stato migliorato il processo per la rilevazione di siti che si qualificano per lo shopping, per le ricette e per le recensioni di conseguenza si dovrebbe iniziare a vedere sempre più siti con Rich Snippets nei risultati di ricerca.

- Rilevamento dello spam nella ricerca di immagini. Questo cambiamento migliora la rilevazione dello spam in Ricerca Immagine.

- Byline date più precise > sono stati apportati alcuni miglioramenti al modo in cui determinare quale data da associare a un documento. Come risultato, vedrete date più precise annotazioni risultati della ricerca.

- Google intraprenderà finalmente forti azioni nei confronti di chi manipola i link ai fini di spam > Uno dei principali punti deboli di Google (e anche di Bing) è quello di affidarsi eccessivamente ai link per determinare il posizionamento di un contenuto all’interno delle SERP. Proprio di recente, ho accettato la proposta di un amico di dargli alcuni link da siti che Google dovrebbe chiaramente identificare come pessimi. Abbiamo visto risultati incredibili in meno di 24 ore – posizionamento entro i primi 5 risultati, mantenuto per diverse settimane. Queste cose non dovrebbero accadere. Crediamo che nel 2012 il team di ricerca di Google lancerà dei cambiamenti algoritmici, atti a svalutare i link di bassa qualità. Il linkspam ha creato diversi imbarazzi, e indebolito la fiducia che molti ripongono nei confronti di Google. Esattamente come le content farm sono state colpite nel 2011, credo che gli spam link lo saranno nel 2012.

- Le keywords “(not provided)” supereranno il 25% delle ricerche sul web > Nonostante le dichiarazioni di Google, pensiamo che gli accessi da “(not provided)” rimarranno in doppia cifra, e per la fine del 2012 1/4 di tutte le ricerche sarà effettuata da utenti loggati (che quindi figureranno con keyword anonime). Si tratta del prodotto di un recente intervento di Google grazie al quale chi è loggato e naviga in SSL in modo “criptato”, da oggi digiterà parole chiave che voi non potrete più leggere per motivi (dicono) “di privacy” Google sta lavorando duramente per spingere Android, Google+, Google Apps e Gmail, il che aumenterà nel tempo questa percentuale.

- Google renderà molto difficile fare SEO per chi non utilizza Google+ > Google ha da poco inserito nelle SERP le “pagine brand” di Google+, nonché le Cerchie e i +1. E ha introdotto il rel=”author” per permettere di identificare l’autore di un contenuto. Penso che nel 2012 gli sforzi di Google vadano nella direzione di legare i risultati organici ai suoi sistemi di login/verifica. Questo non solo per incoraggiare/forzare l’utilizzo del suo social network, ma per legare insieme i segnali sociali, di ranking e di visibilità (e probabilmente per combattere meglio spam e manipolazioni). Di positivo per i marketer c’è una più stretta integrazione con la piattaforma social, che premierà coloro che sapranno gestire con successo SEO e social media marketing. E anche (si spera) sarà un vantaggio per chi usa tecniche white hat atte a costruire un brand, riducendo l’efficacia di cose come i domini a corrispondenza esatta o i link spammosi. Di negativo c’è che in questo modo Google riuscirà ad ottenere dati su TUTTO ciò che facciamo online, rendendolo ancora più forte di quanto non lo sia già oggi. Dobbiamo solo sperare che diventi anche più buono, anche se di solito non succede quando si ha più potere.

Infoprodotti: il web marketing rilancia gli ebook

ago 21

androide infoprodottoNon sono nati certo oggi, ma quelli che oggi chiamiamo “infoprodotti” sono sicuramente un concentrato di marketing e dinamiche sociali un tempo non sfruttati appieno. Ma cosa sono gli infoprodotti? Un infoprodotto è essenzialmente un’insieme di informazioni riguardante un qualsiasi tema (quasi sempre di interesse di nicchia) messe a disposizione sotto forma di ebook, video formativi o contenuti audio, chiaramente fruibili a pagamento. Un infoprodotto è dunque un prodotto informativo creato da persone che hanno delle conoscenze relative ad una determinata materia. Per esempio, chi si considera un talento come venditore può scrivere un infoprodotto sulla vendita, presentandolo magari come video corso o e-book; oppure infoprodotti su “come fare soldi on-line” che adesso va per la maggiore.

Come creare un proprio infoprodotto?

Un’analisi approfondita fatta sui migliori infomarketer italiani mette in risalto una serie di qualità senza le quali è davvero impossibile iniziare l’attività di promozione di un infoprodotto. Prima di tutto il carisma: essere persona carismatica significa avere facilità nel circondarsi di “followers”, persone che ti seguono e che ascoltano cosa hai da dire. Come è facile pensare, non basta avere 10.000 contatti se questi non hanno alcuna reale interazione . Un infomarketer di successo è colui che si circonda di persone con le quali condivide un argomento; e quanto pià l’argomento è di nicchia, quanto il gruppo sociale può essere molto forte. Per creare un infoprodotto, quindi, occorre prima di tutto carisma e capacità persuasiva verso un ampio gruppo di contatti. Altra abilità dalla quale non si può prescindere è sicuramente la conoscenza delle tecniche di webmarketing e ottimizzazione dei contenuti. Un infomarketer è un abile copywriter capace di attirare l’attenzione. Infine occorre avere qualche soldino da spendere (per acquisire traffico su landing page ben organizzate) e capacità di analisi del mercato (posizionamento del prezzo, cluster ai quali rivolgersi, feedback e redemption).

Quali sono gli infoprodotti più venduti?

Incredibilmente, uno degli infoprodotti più venduti riguardano proprio il “come vendere su internet” e di conseguenza “come creare il proprio infoprodotto”; a seguire abbiamo gli infoprodotti riguardanti la crescita personale, professionale, finanziaria ed economica; e ancora: come vendere adsense, corsi di pnl, ebook legati alla crescita spirituale, a come essere felici, a come dare il meglio di sè e tanto altro ancora.

Conviene acquistare un e-book, un video corso o altri infoprodotti?

Benchè ci siano infoprodotti di diversa prezzatura (dai 10 euro a molte centinaia di euro), non è il prezzo che stabilisce la qualità; pertanto è consigliabile cercare sempre di comprendere se alla fonte c’è la giusta esperienza o c’è solo ed esclusivamente la volontà di fare business offrendo le solite consumate strategie.

Skype sostituito dai browser > Google ha una sorpresa che cancellerà skype?

giu 30

E’ notizia trapelata pochi giorni fa quella di un importante accordo tra Google e le corporate proprietarie di “Mozilla” e “Opera” per la realizzazione di un open source WebRCT che dovrebbe consentire la comunicazione VOIP in tempo reale all’interno dei browser senza l’utilizzo di programmi tra cui Skype. Attraverso delle semplici API in Javascript e il nuovo Html 5 si andrà a acreare un set di API universale in grado di consentire l’implementazione della videochiamata e della chat all’interno non solo di Chrome, ma anche di Firefox e Opera, che supportano il progetto insieme a Google. Se non siamo stati ancora chiari lo diciamo a parole semplici: Google vuole Includere le funzioni di Skype direttamente nei browser offrendo la possibilità di chiamare e videochiamare senza dover scaricare alcun programma. Che Google lo stesse progettando era un’ipotesi più che credibile, visto che sui Chromebook appena usciti il celebre software per voip non si può installare, ma ora c’è la conferma. Praticamente sembra che Google abbia lasciato che Microsoft acquistasse Skype proprio perchè aveva nel cassetto questo ambizioso progetto. Tecnicamente, il protocollo creato da WebRTC potrà essere utilizzato per includere la chiamata (o videochiamata) voip all’interno di qualunque applicazione web e funzionerà semplicemente all’interno della propria pagina web in modalità sandbox. “ Stiamo lavorando sodo per raggiungere il pieno supporto alla comunicazione in tempo reale in Chrome” conferma Henrik Andreasson, programmatore di Google, in una discussione fra gli sviluppatori di Chromium, il browser open source di cui Chrome è una derivazione. “ Google sta creando un simil-Skype dentro a Chrome” sintetizza bene Cnet, che per prima ha rilanciato la notizia. Per gli sviluppatori e gli appassionati, sono già disponibili demo.

Google Panda – Addio bassa qualità => approfondimento sui risultati

giu 17

Ci risiamo. Abbiamo appena finito di interpretare a fondo l’ultimo algoritmo che ci ritroviamo a iniziare da zero con il nuovo Google Panda. Chiaramente, occupandoci di SEO, anche noi di Engenia siamo corsi ai ripari effettuando centinaia di test sulla parola chiave “Google Panda“, con risultati – dobbiamo dire – davvero molto interessanti.

Prima di tutto abbiamo fatto la cosa più naturale del mondo: abbiamo reinizializzato il nostro browser per avere i risultati puliti da qualsiasi pregressa navigazione ed abbiamo cercato GOOGLE PANDA. 80.000.000 di risultati e quindi 80 milioni di contenuti indicizzati dal nostro caro motore di ricerca. Sono le 19.24 del 17 giugno 2011, in questo momento al primo posto c’è il famoso blog “tagliaerbe” , secondo posto per kosmosol, terzo posto per Danilo Pontone e quarto posto per wmtools, tutti blogs interessantissimi nei quali è possibile trovare approfondimenti circa le ultime novità riguardanti web marketing, seo e ottimizzazioni varie. Di seguito trovate uno dei video più interessanti che parlano di questo tema.

Approfondimento su Google Panda

Leggendo i rispettivi articoli sembra (uno dei pochissimi casi da quando si parla di algoritmi di Google) che tutti sono d’accordo: Google Panda è un aggiornamento che torna a dare fondamentale importanza al contenuto di un sito. L’eccessivo lavoro di link building aveva minato la bontà dei risultati, tanto che ormai non si faceva altro che rincorrere scambi di visibilità, anchor text e sovra-ottimizzazione delle pagine.

Ma come funziona Google Panda? Si conoscono tutti i segreti di questo algoritmo?
Sicuramente possiamo fidarci degli esperti: questa volta nessun comunicato che dribla le risposte. La risposta questa volta suona chiara per tutti: contenuti di qualità, approfondimenti specialistici, testi inediti ed esperienza umana nel pensare al proprio sito da ottimizzare.

Chi sarà maggiormente penalizzato da Google Panda?
Si sente molto parlare di penalizzazioni riguardanti sito costruiti esclusivamente da attività di Article marketing, siti di grandi dimensioni, siti con molta pubblicità, nonchè siti che linkano a pagine di pessima reputazione.

 

 

Facebook , un elisir di memoria per gli over 65

apr 15

Sempre più fan di Facebook sono over 65, è il dato di una ricerca condotta in due alloggi sanitari assistiti, nelle provincie di Brescia e di Cremona, ha comprovato che collegarsi ogni giorno a Facebook per  circa un’ora ha una conseguenza positiva sulla memoria, conservandola attiva perché stimolata, e migliora notevolmente l’umore. Il presidente Aip, Marco Trabucchi spiega che  «Negli ultimi anni il numero di anziani che si è avvicinato al web è cresciuto dell’80%. Anzi, gli anziani sono la fascia di utenti cresciuta di più. Basti pensare che gli over 65 iscritti a Facebook o MySpace sono circa l’8% del totale». Sono infatti oltre un milione e mezzo gli anziani con un profilo facebook, e a questi si aggiungono un altro milione di internauti dai capelli bianchi che si tengono in contatto con parenti e amici via Skype, o guardano i video dei nipotini lontani su Youtube. Una manifestazione in parte spiegabile, perché si avvicina a internet una quota sempre maggiore persone anziane con un più elevato livello di istruzione.
4 su 10 si fanno spiegare i segreti della rete dai nipoti, cosa che contribuisce ad aumentare i legami e rafforzare i rapporti. «I risultati del progetto nelle rsa – prosegue Trabucchi – sono incoraggianti, perché dimostrano che internet e le nuove tecnologie tengono viva la curiosità culturale degli anziani, migliorano le prestazioni cognitive e mantengono giovane il cervello, stimolando l’attenzione, la memoria, la percezione».

Il mondo virtuale è per loro un’occasione di scambio, condivisione, comunicazione e di rinnovamento, un mezzo per interagire con gli altri ed essere più autosufficienti. Utilità più marcata per chi, per avvenimenti personali, ha maggiormente diminuito i propri contatti sociali. Nelle donne è un ritorno alla vita. L’utilizzo della rete, inoltre, diminuisce i sintomi di stress, ansia e depressione ed è un efficace sostegno nel creare collegamenti di supporto per gli anziani con disabilità che avrebbero in altro modo relazioni sociali abbondantemente limitate. «Il prossimo passo è rendere possibili le videochiamate con Skype nelle rsa: queste possono essere molto utili soprattutto nei pazienti con demenza, perché la visione del volto di un familiare può favorire il riconoscimento dell’interlocutore e migliorare le capacità di comprensione rispetto a una semplice telefonata» – conclude Trabucchi.

Come nasce un’idea? Con le relazioni!

mar 11

Come nasce una nuova idea? James Webb Young  enunciò due princìpi e un metodo  che avrebbero potuto mettere  in condizione chiunque nella condizione di generare un’idea nuova, mai pensata.  Il primo principio era “Un’idea è una nuova combinazione di vecchi elementi”, il secondo era “La caratteristica necessaria per far  funzionare il primo principio è la capacità di stabilire nessi, relazioni, analogie”.

Il metodo proposto da Young è rigoroso in quanto nulla deve essere cambiato: il nesso e l’ordine da seguire devono essere rispettati.

Raccolta delle informazioni: Le informazioni specifiche sono quelle relative all’argomento in questione. Per raggiungere una reale buona conoscenza dell’argomento attorno al quale si vogliono produrre idee possiamo seguire il suggerimento che fu raccomandato a Maupassant (scrittore) per imparare a scrivere.  Un vecchio scrittore gli disse: “Vai per le strade di Parigi e chiama un vetturino. Costui ti apparirà molto simile a qualunque altro vetturino. Ma studialo a fondo finché riuscirai a descriverlo in modo che appaia nella tua descrizione come un individuo diverso da qualunque altro vetturino di questo mondo”.

Le informazioni generali derivano dalla curiosità per tutto ciò che ci circonda e per tutte le sfaccettature della vita. E’ utile interessarsi di ogni campo dell’informazione e della conoscenza. E’ qui che entra in gioco il primo principio. Il processo è simile a quanto avviene in un caleidoscopio. Ad ogni rotazione del caleidoscopio i pezzetti di vetro al suo interno si combinano creando sempre nuovi disegni.  Lo stesso avviene per la produzione di idee, in pubblicità o in qualsiasi altro campo. La costruzione di un messaggio è come la costruzione di una nuova figura in questo mondo caleidoscopico nel quale viviamo. Più numerosi sono gli elementi immagazzinati nella mente più si accrescono le possibilità per la produzione di nuove e sorprendenti combinazioni, o idee.

Metabolizziamo questo materiale e prendiamo i diversi pezzi per esaminarli approfonditamente da diversi punti di vista. Penetreremo così il significato.
Prendiamo, quindi, due “fatti” insieme e analizziamo le possibili combinazioni che possono generarsi. In questo modo iniziamo a cercare la relazione, il nesso.
Molto spesso il significato recondito di un “fatto” scaturisce dopo averlo esaminato in maniera non diretta; si tratta cioè di ascoltare il significato anziché di cercarlo. Ci verranno in mente idee o spunti parziali: mettiamoli su carta senza badare a quanto possano sembrare incompleti o pazzeschi. Ad un certo punto saremo stanchi di fare questa operazione. Cerchiamo di resistere il più a lungo possibile!!

Aspettiamo la “seconda illuminazione”.

Dopo un po’ arriverà la disperazione….

Se ci siamo impegnati a fondo possiamo passare alla terza fase.

Lasciamo perdere completamente il nostro problema e dedichiamoci a qualsiasi cosa che possa stimolare la nostra immaginazione : musica, teatro, cinema, libri o altro……
Se abbiamo coscienziosamente svolto le prime tre fasi quasi sicuramente l’idea verrà fuori dal nulla. Ecco quando vengono le idee: dopo che abbiamo smesso di affaticarci a cercarle  e dopo un periodo di rilassamento, lontani dalla ricerca.

Infine dobbiamo inserire la nostra idea nella realtà. A questo punto potremmo scoprire che la nostra idea non è così meravigliosa come credevamo.
Spesso, infatti, serve un lungo e paziente lavoro di messa a punto per fare in modo che le idee si adattino alle condizioni esterne e alle esigenze pratiche richieste per il loro funzionamento.   In questo passaggio molte buone idee vanno perdute . Evitiamo l’errore tipico di tenere l’idea tutta per noi. L’idea deve essere sottoposta  alle critiche di chi sa ragionare. Conseguenza à una buona idea ha la capacità di autodiffondersi e in più ci accorgeremo di possibilità che prima avevamo trascurato.